Scopri San Marco D’Alunzio

San Marco dista 87 km da Messina ovest e 135 da Palermo est. È situato sulla sommità del Monte Castro a 540 metri s.l.m., ai lati delle vallate dei torrenti Rosmarino e Platanà, con alle spalle la catena montuosa dei Nebrodi.

La sua fondazione risale al IV secolo a.C. e durante il periodo di dominazione greca fu un centro fiorente denominato Alontion (Αλοντιον) e batteva moneta propria.

Durante le guerre puniche fu conquistata dai romani, che la proclamarono municipium autonomo, ribattezzandola Aluntium e, in questo periodo, la cittadina conobbe uno sviluppo artistico ed economico di cui esiste ancora testimonianza nei monumenti archeologici e in una vasta letteratura epigrafica.

Sarà citata anche da Plinio e dallo stesso Cicerone nel famoso processo contro Verre che si impadronì dei tesori di numerose città siciliane.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente (nel VI secolo d.C), in un periodo di piena decadenza giunse ad Aluntium una comunità di profughi Bizantini da Sparta guidati da Giorgio Maniace, Principe e Vicario dell’Imperatore di Costantinopoli, che la chiamarono Demenna, e poi dagli Arabi che circondarono l’abitato di mura e ne fecero il centro amministrativo politico di una vasta zona della Sicilia denominata Val Demone.

Secondo lo storico Ali Ibn al-Athir gli islamici tentarono un primo assedio nel 901 riuscendo l’anno seguente a mettere in fuga gli abitanti. Ma i bizantini riuscirono nuovamente a riprenderla costringendo i musulmani nel 910 a nuove battaglie fino alla sottomissione definitiva.

Prenota

Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli, le tradizioni di San Marco d’Alunzio

La Processione dei Babbaluti

A livello storico, tante sono le incertezze legate alle origini di questa tradizione e alle origini dei Babbaluti. La data di inizio viene rimandata al 1612, secondo lo storico Meli, che dà per certa questa processione in un’opera del 1745. Lo stesso Meli, però, fa anche riferimento a un libro risalente al 1400 che presupporrebbe l’esistenza della festa già a quel tempo. Se per la data almeno c’è qualche riferimento su cui potersi confrontare, gli indizi sull’esistenza dei Babbaluti sono invece sconosciuti, il che aumenta i dubbi sull’effettiva presenza di questi 33 penitenti già da allora o solo successivamente. Anche sul numero degli stessi si sono rincorse diverse ricostruzioni nel corso dei secoli: c’è chi dice che quel 33 sia da ricondurre agli anni di Cristo, c’è chi li compara ai Giudei, chi invece pensa che rappresentino un’antica rappresentanza medievale. Ciò che colpisce, senza dubbio, è però il loro abbigliamento: questi fedeli (possono essere sia uomini che donne) indossano un saio blu con un cappuccio che li rende irriconoscibili e hanno ai piedi soltanto calze di lana di pecora o di cotone lavorato a mano, chiamate “piruna“.

I festeggiamenti hanno inizio già dalla prima mattinata del venerdì. Alle ore 11 c’è la Santa Messa nella Chiesa dell’Aracoeli, in cui tantissimi fedeli si raccolgono per pregare. Tra questi, ci sono i penitenti, che dopo la celebrazione si dirigono nella vicina Chiesa di Santa Maria dei Poveri o in qualche casa privata per travestirsi – lontano da occhi e orecchie indiscreti e per non farsi riconoscere – con il saio blu che li copre dalla testa ai piedi. Segue così una breve Processione dalla porta laterale della Chiesa dell’Aracoeli a quella principale. Questa breve camminata segna il passaggio della banda musicale da suoni gioiosi a suoni tristi, per scandire l’atmosfera, e il Crocifisso viene prelevato dalla cappella e condotto su un fercolo. Da qui, con l’arrivo dei Babbaluti, ha inizio la Processione vera e propria. Il cammino dei Babbaluti viene accompagnato dall’invocazione, insieme ai fedeli, della frase “Signuri, misiricordia e pietà“. E così procede la camminata, non lunghissima, tra le vie principali del paese: la partenza è nella Chiesa dell’Aracoeli, poi si passa da Piano Gebbia, Piazza Sant’Agostino e Via Aluntina, dove si trova la Chiesa di Santa Maria dei Poveri. La Processione termina tra le 13 e le 14, quando tutti rientrano nella Chiesa dell’Aracoeli. Qui viene sistemato il Crocifisso, posizionato momentaneamente fino a sera nella navata centrale e, a fine giornata, dopo la celebrazione della Via Crucis, posto in un grande sepolcro (“sapurcu” nel dialetto del luogo) – adornato con drappi rossi e gialli e illuminato da centinaia di candele – e lì vi rimane per tutta la notte. Il mattino dopo, infatti, viene tolto dal Sepolcro e riposizionato nella cappella da cui è stato prelevato la mattina del giorno prima.